Electrolux diserta il Pirellone, Milano perde 800 posti e 60 milioni di indotto
È uno schiaffo istituzionale quello che Electrolux ha inferto alla Regione Lombardia, non presentandosi all'appuntamento cruciale di ieri al Pirellone. Mentre le istituzioni local

La multinazionale assente mentre Lombardia trema
È uno schiaffo istituzionale quello che Electrolux ha inferto alla Regione Lombardia, non presentandosi all'appuntamento cruciale di ieri al Pirellone. Mentre le istituzioni locali cercavano di affrontare la crisi che minaccia l'occupazione nella provincia di Milano, il colosso svedese dell'elettrodomestico ha scelto l'assenza, generando una rabbia che attraversa trasversalmente maggioranza e opposizione.
Otto centocinquanta posti di lavoro. Questo il numero che continua a rimbalzare nelle corridoi del palazzo della Regione, numero che rappresenta non solo famiglie interessate, ma l'intera filiera produttiva che gravita intorno allo stabilimento milanese. Ma il dato che più preoccupa gli analisti è un altro: la perdita stimata di indotto nel territorio potrebbe raggiungere i 60 milioni di euro in un orizzonte temporale di cinque anni. Una cifra che trasforma quello che inizialmente poteva sembrare un problema circoscritto a una singola azienda in una questione di portata economica regionale.
Il retroscena dei macchinari e il trasferimento fantasma
A complicare ulteriormente il quadro, emerge un retroscena inquietante riguardante il trasferimento dei macchinari produttivi. Secondo quanto ricostruito da fonti qualificate, Electrolux starebbe già operando per lo spostamento degli impianti, un'operazione che, se confermata, suggerirebbe come la decisione sulla chiusura o sulla drastica riduzione delle attività milanesi sia già stata presa da tempo nei palazzi della corporate governance svedese.
Questo aspetto conferisce alla vicenda una dimensione ancora più complessa: non si tratterebbe di una crisi improvvisa dovuta a congiunture economiche sfavorevoli, ma di una scelta strategica annunciata con i fatti prima che con le parole. Il trasferimento dei macchinari, infatti, è il prologo logico a una dismissione o a una ridimensionamento significativo della produzione locale.
La solidarietà bipartisan e le accuse
Raramente si vede una mobilitazione così compatta al Pirellone come quella che si è registrata nei confronti della multinazionale svedese. Sia la maggioranza di centrodestra che l'opposizione di centrosinistra hanno elevato critiche feroci, trasformando la seduta in una rara occasione di unanimità politica. L'assenza della delegazione Electrolux ha rappresentato un'ulteriore provocazione: presentarsi sarebbe stato comunque spiacevole per l'azienda, ma almeno avrebbe consentito un confronto, per quanto aspro.
Gli amministratori locali hanno sottolineato come il comportamento del colosso europeo riveli una palese mancanza di rispetto verso le istituzioni democratiche locali e verso i lavoratori che da decenni garantiscono la produttività dello stabilimento milanese. In un territorio dove l'industria manifatturiera rappresenta ancora una componente strategica dell'economia, il messaggio che arriva da questa crisi è particolarmente preoccupante.
L'effetto domino sull'indotto
I 60 milioni di perdite stimate non rappresentano un astratto dato economico, ma traducono concretamente in posti di lavoro persi presso le ditte fornitrici, nelle logistiche, nei servizi connessi. L'indotto rappresenta il vero tessuto connettivo dell'economia locale, e quando una grande azienda ancora contrae significativamente la propria attività, le conseguenze si propagano secondo dinamiche moltiplicative difficili da contenere.
Gli esperti di economia regionale evidenziano come questo scenario rappresenti un campanello d'allarme anche per altre realtà produttive: se anche i grandi gruppi internazionali con radici storiche nel territorio possono operare scelte di dismissione con questa velocità, nessuna impresa locale può considerarsi al riparo da logiche di razionalizzazione sempre più aggressive.
Le prossime mosse
La Regione Lombardia ha annunciato una task force per affrontare la crisi, mentre sindacati e organizzazioni datoriali si preparano a round negoziali difficili. Resta il fatto che l'assenza di Electrolux dal tavolo regionale non facilita certo il percorso verso soluzioni che preservino almeno parte dei livelli occupazionali.
Nei prossimi giorni saranno determinanti le mosse del governo nazionale e la capacità delle istituzioni locali di esercitare pressure efficace sulla multinazionale. Ma il tempo stringe, e ogni giorno di ritardo avvicina il fantasma di una dismissione irreversibile di una pezzo importante dell'economia manifatturiera milanese.
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Fonti: Questo articolo è stato redatto sulla base di informazioni provenienti da fonti giornalistiche nazionali e internazionali, tra cui ANSA, Corriere della Sera, Repubblica, Reuters e altre agenzie di stampa. I contenuti sono rielaborati e integrati dalla redazione di StampaNotizie.
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L'autore
Sofia De LucaEconomista con specializzazione in politiche industriali e mercato del lavoro italiano. Ha collaborato con think tank europei e segue da vicino le dinamiche delle PMI italiane, l'export e la competitività del sistema produttivo nazionale.
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