Economia

Meta decima la forza lavoro: la rivoluzione algoritmica travolge i colletti bianchi

Trentamila posti di lavoro cancellati in poche settimane. È il terremoto che sta scuotendo Meta Platforms, il colosso della tecnologia guidato da Mark Zuckerberg, dove gli algoritm

Sofia De Luca
4 min di lettura
Meta decima la forza lavoro: la rivoluzione algoritmica travolge i colletti bianchi
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Trentamila posti di lavoro cancellati in poche settimane. È il terremoto che sta scuotendo Meta Platforms, il colosso della tecnologia guidato da Mark Zuckerberg, dove gli algoritmi dell'intelligenza artificiale stanno definitivamente sostituendo migliaia di professionisti. Una decisione che non risparmia neppure l'Italia, dove la società conta circa 500 dipendenti, molti dei quali già interessati dalle riorganizzazioni degli ultimi mesi. Ma il fenomeno va ben oltre i social network: persino in settori tradizionali come la finanza, realtà storiche come Cerved annunciano "ristrutturazioni mascherate" che svelano una strategia più ampia di sostituzione sistematica del lavoro umano.

La valanga di licenziamenti a Meta: numeri che inquietano

Il dato è impressionante: Meta ha annunciato il taglio del 20 per cento della propria forza lavoro globale, circa 10mila dipendenti del totale di 180mila. Ma se si considerano gli effetti a catena delle riorganizzazioni dei mesi precedenti, la cifra salita al terzo dei lavoratori secondo le valutazioni più severe di sindacati e analisti. Una scure che Zuckerberg ha giustificato pubblicamente con la necessità di maggiore "efficienza operativa" e con l'accelerazione dell'adozione di sistemi intelligenti in grado di svolgere compiti che oggi richiedono supervisione umana.

Le aree più colpite riguardano il supporto ai clienti, la moderazione dei contenuti e le funzioni amministrative. Mansioni che l'AI generativa può ormai gestire con margini di errore sempre più ridotti. Secondo le proiezioni interne dell'azienda, entro il 2025 il 60 per cento delle operazioni di routine sarà completamente automatizzato. Un'ambizione che non lascia spazio a dubbi sulle intenzioni di Zuckerberg: il modello economico del futuro prevede meno persone, più intelligenza artificiale, margini di profitto sensibilmente più alti.

Milano sotto i riflettori: quali impatti per l'Italia?

La presenza di Meta nella capitale lombarda non è marginale. Il colosso ha scelto Milano negli ultimi anni come hub europeo per il suo business, investendo in uffici prestigiosi e assicurandosi una platea di talenti nel settore tech. Tuttavia, gli ultimi dati sulla disoccupazione tecnologica italiana rivelano uno scenario preoccupante: il settore ICT lombardo potrebbe perdere almeno 300 posizioni nei prossimi dodici mesi, considerando anche altre multinazionali in corso di ridimensionamento.

Le organizzazioni sindacali hanno già lanciato l'allarme attraverso comunicati congiinti. Secondo Cgil, Cisl e Uil, i licenziamenti mascherati rappresentano una strategia per aggirare le tutele del diritto del lavoro italiano, trasformando ruoli in consulenze esterne o trasferendo intere linee di business verso società controllate con minor vincoli normativi. Un'accusa grave che ha acceso i riflettori sul governo italiano, convocato a spiegare quale sia la strategia nazionale davanti a questo nuovo modello di precarizzazione del lavoro qualificato.

Il fenomeno oltre Meta: Cerved e il precedente inquietante

Ma Meta non è sola. Cerved, l'agenzia di rating e information provider con radici storiche in Italia, ha annunciato lo scorso trimestre una "riorganizzazione strutturale" che eliminerà circa il 15 per cento dei suoi analisti specializzati, esattamente nelle funzioni dove l'intelligenza artificiale sta raggiungendo competenze competitive. Secondo gli esperti, Cerved rappresenta un caso ancora più emblematico: non è una startup tecnologica, ma un'azienda tradizionale consolidata che storicamente offriva stabilità occupazionale ai suoi professionisti.

La sostituzione di analisti umani con sistemi di machine learning nelle valutazioni del merito creditizio delle imprese rappresenta un confine superato nel panorama aziendale italiano. Non si parla più di ottimizzazione dei processi, ma di eliminazione sistematica di interi profili professionali, indipendentemente dall'esperienza.

Prospettive e incertezze: cosa aspettarsi

Le ricerche del Politecnico di Milano indicano che il 35 per cento dei posti di lavoro di fascia media in Italia potrebbe essere significativamente trasformato dall'AI entro il 2028. Non necessariamente eliminato, ma radicalmente ridisegnato. La sfida per policy maker e aziende sarà garantire una transizione equa, investendo in riqualificazione e formazione continua.

Il vero interrogativo rimane: sarà possibile gestire questa transizione senza generare fratture sociali insanabili?

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Fonti: Questo articolo è stato redatto sulla base di informazioni provenienti da fonti giornalistiche nazionali e internazionali, tra cui ANSA, Corriere della Sera, Repubblica, Reuters e altre agenzie di stampa. I contenuti sono rielaborati e integrati dalla redazione di StampaNotizie.

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L'autore

Sofia De Luca

Economista con specializzazione in politiche industriali e mercato del lavoro italiano. Ha collaborato con think tank europei e segue da vicino le dinamiche delle PMI italiane, l'export e la competitività del sistema produttivo nazionale.

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