Economia

Giappone: salari su dell'1,9%, ma la spesa non decolla ancora

Il Giappone accenna a un timido risveglio economico, almeno dal lato dei salari reali. I dati di aprile appena pubblicati dal ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare mostr

Sofia De Luca
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Giappone: salari su dell'1,9%, ma la spesa non decolla ancora
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Il Giappone accenna a un timido risveglio economico, almeno dal lato dei salari reali. I dati di aprile appena pubblicati dal ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare mostrano una crescita dello 0,9% rispetto allo scorso mese e dell'1,9% su base annua. Una notizia che farebbe tremare di gioia molti paesi europei, eppure continua a non bastare per stimolare i consumi delle famiglie giapponesi, tradizionalmente caute e risparmiatrici. La spesa ha infatti registrato una contrazione inferiore alle attese, ma comunque negativa: -0,8% su mese, meno grave del previsto -2,0%, ma sufficiente a confermarne la fragilità strutturale.

Il paradosso nipponico: salari crescono, ma le borse restano vuote

Tutto questo suona come un paradosso economico: perché gli stipendi salgono e i consumi non seguono? La risposta risiede nella psicologia collettiva giapponese, profondamente segnata da decenni di stagnazione. Anche quando la Banca del Giappone (BoJ) finalmente riesce a strappare aumenti salariali dalle aziende – grazie alla pressione dello "Shunto", la tradizionale contrattazione di primavera tra sindacati e industria – i consumatori non accelerano gli acquisti. Preferiscono accumulare risparmi, come se aspettassero tempi ancora peggiori.

L'inflazione giapponese, seppur contenuta a livelli europei irragionevoli (attestata al 2,5% annuo ad aprile), continua a divorare potere d'acquisto. Gli aumenti salariali dell'1,9% risultano quindi insufficienti a compensare l'erosione inflazionistica. È come se i giapponesi guardassero al bicchiere mezzo vuoto: il salario cresce, sì, ma rimane comunque indietro rispetto ai prezzi al consumo reale percepito nelle spese quotidiane.

L'economia giapponese sotto pressione demografica

Dietro questi numeri emerge un quadro molto più complesso e preoccupante. Il Giappone affronta una contrazione demografica senza precedenti: la popolazione si contrae dell'0,6% annuo, le nascite sono crollate a un minimo storico e la percentuale di cittadini over 65 supera il 29%. Questo significa meno lavoratori, minore domanda interna e una crescita potenziale cronicamente debole.

La BoJ, guidata ancora dalla politica ultra-espansiva dell'ex governatore Haruhiko Kuroda e continuata dalla successione, ha mantenuto tassi negativi fino a marzo scorso. Anche il recente rialzo a zero del tasso policy non rappresenta una vera stretta: è il minimo storico per un paese sviluppato. In questo contesto, anche salari reali crescenti non riescono a creare entusiasmo nei consumi. Le famiglie sanno che la struttura economica è malata, che il welfare state giapponese è sotto pressione e che l'invecchiamento accelerato richiederà sacrifici futuri.

Il confronto con l'Italia e l'Europa: lezioni importanti

L'Italia e l'Europa possono trarre insegnamenti importanti da questa dinamica. Mentre i dati di crescita salariale giapponese del 2024 (ancora modesti al 2,2% medio annuo secondo le ultime stime BoJ) farebbero notizia positiva in Italia, dove i salari reali sono rimasti pressoché stagnanti nell'ultimo decennio, il caso nipponico dimostra che la crescita nominale da sola non basta.

In Europa, particolarmente in Italia, il problema è inverso: mancano anche i salari nominali. L'inflazione energetica post-2021 ha eroso drasticamente il potere d'acquisto dei lavoratori, mentre le contrattazioni sindacali recuperano solo parzialmente il terreno perduto. Nel nostro paese, un'operaio o un impiegato medio ha visto i propri salari reali diminuire complessivamente dello 0,7-1,2% nel triennio 2021-2024, secondo i dati ISTAT.

Cosa aspettarsi dai prossimi trimestri

Le prospettive rimangono incerte. Se il governo Kishida continuerà a spingere per aumenti salariali tramite il dialogo con le grandi corporazioni (Toyota, Honda, Sony), potrebbe generarsi un circolo virtuoso nei prossimi trimestri. Tuttavia, la spesa familiare rimane il vero termometro della fiducia. Finché questa non accelererà significativamente, il Giappone continuerà a navigare nella "vecchia normalità" di crescita dello 0,5-1,0% annuo, insufficiente per ringiovanire un'economia senescente.

I dati di maggio e giugno saranno cruciali per capire se l'aumento salariale dell'1,9% rappresenta un punto di svolta o l'ennesimo fuoco di paglia. L'Italia, intanto, continua ad aspettare aumenti salariali ancora più consistenti e una ripresa dei consumi che faccia da traino alla crescita.

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Fonti: Questo articolo è stato redatto sulla base di informazioni provenienti da fonti giornalistiche nazionali e internazionali, tra cui ANSA, Corriere della Sera, Repubblica, Reuters e altre agenzie di stampa. I contenuti sono rielaborati e integrati dalla redazione di StampaNotizie.

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L'autore

Sofia De Luca

Economista con specializzazione in politiche industriali e mercato del lavoro italiano. Ha collaborato con think tank europei e segue da vicino le dinamiche delle PMI italiane, l'export e la competitività del sistema produttivo nazionale.

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