Crisi d'impresa: in Campania parte la grande sfida della formazione professionale
In un'Italia dove ogni anno migliaia di imprese rischiano il collasso, la Campania lancia un segnale forte e chiaro: la cultura della prevenzione e della gestione della crisi azien

In un'Italia dove ogni anno migliaia di imprese rischiano il collasso, la Campania lancia un segnale forte e chiaro: la cultura della prevenzione e della gestione della crisi aziendale passa attraverso la preparazione dei professionisti. Con una partecipazione che ha sorpreso persino gli organizzatori, ha preso il via il corso abilitante sulla composizione negoziata della crisi d'impresa, promosso dagli Ordini dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili della Campania. Un'iniziativa che non è solo un evento regionale, ma un tassello fondamentale nel mosaico della riforma del diritto fallimentare italiano.
Le sale si sono riempite ben oltre le aspettative: commercialisti, avvocati, esperti contabili e consulenti aziendali provenienti da ogni angolo della regione hanno risposto in massa all'appello. Un segnale inequivocabile che il mercato professionale ha capito dove si giocherà una partita decisiva nei prossimi anni.
La composizione negoziata: cos'è e perché cambia tutto
Per comprendere la portata dell'iniziativa campana, è necessario fare un passo indietro. La composizione negoziata della crisi d'impresa è uno strumento introdotto in Italia con il decreto legge n. 118 del 2021, poi confluito nel Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (CCII), entrato definitivamente in vigore il 15 luglio 2022. Si tratta di una procedura stragiudiziale — o meglio, para-giudiziale — che consente all'imprenditore in difficoltà di avviare trattative riservate con i propri creditori, affiancato da un esperto indipendente, con l'obiettivo di trovare una soluzione che eviti il fallimento.
Il cuore della riforma è la tempestività: intervenire quando l'azienda mostra i primi segnali di squilibrio, non quando è già in stato di insolvenza conclamata. Secondo i dati di Unioncamere, in Italia ogni anno vengono avviate circa 10.000-12.000 procedure concorsuali, ma la stima degli esperti è che almeno il 30-40% di queste potrebbe essere evitata con un intervento precoce e strutturato. La composizione negoziata mira esattamente a colmare questo gap.
Il ruolo dell'esperto — figura nominata attraverso le Camere di Commercio sulla base di apposite liste — è centrale. E qui entra in gioco la formazione: per accedere a queste liste, i professionisti devono superare un percorso abilitante specifico, che garantisca competenze non solo giuridiche ma anche economico-finanziarie, manageriali e negoziali. Il corso avviato in Campania risponde precisamente a questo requisito normativo.
Una regione in prima linea su una sfida nazionale
La scelta degli Ordini campani di organizzare un percorso formativo di questo livello non è casuale. La Campania è una delle regioni italiane con la più alta densità di piccole e medie imprese, spesso caratterizzate da strutture patrimoniali fragili e da una scarsa cultura della pianificazione finanziaria. Secondo i dati della Camera di Commercio di Napoli, nel solo capoluogo campano, tra il 2020 e il 2023, le imprese in stato di difficoltà segnalate sono aumentate del 22%, con un'impennata significativa nei settori del commercio al dettaglio, della ristorazione e dell'edilizia.
Il programma formativo presentato all'apertura del corso si articola in moduli tematici di alta specializzazione: dall'analisi dei bilanci e degli indicatori di allerta, alla gestione delle trattative con le banche e i fornitori, passando per gli aspetti fiscali delle ristrutturazioni del debito e le implicazioni penali per gli amministratori. Un percorso che, secondo i coordinatori, punta a formare professionisti a 360 gradi, capaci di affiancare l'imprenditore non solo come consulenti tecnici ma come veri e propri "navigatori" in acque tempestose.
La qualità del parterre di relatori ha contribuito al grande afflusso di partecipanti. Tra i docenti figurano magistrati della sezione specializzata in materia di impresa, professori universitari di diritto commerciale ed economia aziendale, oltre a professionisti con esperienza diretta nella gestione di crisi aziendali complesse. Un mix che garantisce l'alternanza fondamentale tra teoria e pratica operativa.
Il contesto europeo e le sfide per i professionisti del domani
L'Italia con il CCII ha recepito la Direttiva europea 2019/1023, la cosiddetta Direttiva Insolvency, che imponeva agli Stati membri di dotarsi di strumenti efficaci per la ristrutturazione preventiva delle imprese entro luglio 2021. Siamo arrivati con qualche ritardo, ma il sistema messo in piedi è oggi tra i più articolati d'Europa.
In Germania, il sistema di allerta preventiva — Restrukturierungsrahmen — è operativo dal 2021 e ha già prodotto risultati significativi: nei suoi primi due anni di applicazione, oltre 1.200 aziende hanno utilizzato gli strumenti di ristrutturazione preventiva, con un tasso di successo stimato attorno al 65%. In Francia, il sistema delle procédures amiables ha una tradizione decennale e oggi conta su una rete capillare di professionisti specializzati. L'Italia deve colmare un ritardo culturale oltre che normativo, e la formazione è l'unica leva realmente efficace per farlo.
Per i commercialisti, in particolare, questo scenario rappresenta un'opportunità storica di riposizionamento professionale. Il rischio, altrimenti, è restare ai margini di un mercato in trasformazione. Uno studio recente dell'Università Bocconi ha stimato che, nei prossimi cinque anni, le procedure di composizione negoziata e ristrutturazione del debito potrebbero generare in Italia un mercato di servizi professionali del valore superiore a 2 miliardi di euro annui. Chi sarà abilitato e preparato avrà un vantaggio competitivo enorme.
Il corso campano rappresenta dunque molto più di un adempimento normativo. È la risposta concreta di una comunità professionale che ha scelto di investire sulla qualità, sulla specializzazione e sulla capacità di essere realmente utile al tessuto economico del proprio territorio. In un Paese dove troppo spesso si arriva tardi — sia nelle aule di giustizia che nei consigli di amministrazione — imparare a leggere i segnali di crisi prima che diventino irreversibili è una competenza che vale oro.
La Campania ha deciso di fare da apripista. Ora tocca al resto d'Italia seguire l'esempio.
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Fonti: Questo articolo è stato redatto sulla base di informazioni provenienti da fonti giornalistiche nazionali e internazionali, tra cui ANSA, Corriere della Sera, Repubblica, Reuters e altre agenzie di stampa. I contenuti sono rielaborati e integrati dalla redazione di StampaNotizie.
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L'autore
Marco FerrettiGiornalista economico con oltre 12 anni di esperienza nel seguire i mercati finanziari italiani ed europei. Specializzato nell'analisi delle politiche della BCE, dei tassi di interesse e delle tendenze macroeconomiche.
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