Trapianto fatale a Napoli, sospesi i due cardiochirurghi
# Il caso del piccolo Domenico: sospesi i medici del trapianto sbagliato Una vicenda drammatica che ha scosso l'opinione pubblica italiana e rappresenta uno dei casi più delicati d

# Il caso del piccolo Domenico: sospesi i medici del trapianto sbagliato
Una vicenda drammatica che ha scosso l'opinione pubblica italiana e rappresenta uno dei casi più delicati della medicina contemporanea arriva a un nuovo capitolo. Il giudice per le indagini preliminari di Napoli, Mariano Sorrentino, ha disposto la sospensione dall'esercizio della professione medica per il cardiochirurgo Guido Oppido e per la sua collaboratrice Emma Bergonzoni, rispettivamente per 12 e 7 mesi. I due medici erano alla guida del team che ha eseguito il trapianto di cuore al piccolo Domenico Caliendo il 23 dicembre 2025 presso l'ospedale Monaldi di Napoli, un intervento che si è trasformato in tragedia.
Il trapianto sbagliato e i misteri della cartella clinica
La storia di Domenico Caliendo ha colpito profondamente la comunità medica e l'opinione pubblica nazionale. Durante l'intervento chirurgico dello scorso dicembre, i medici hanno espiantato il cuore del bambino per impiantarvi quello del donatore. Tuttavia, l'organo trapiantato si è rivelato inservibile perché "bruciato" – una circostanza che ha sollevato immediatamente dubbi sulla procedura e sulle modalità di trasporto dell'organo stesso. Il piccolo Domenico è deceduto il 21 febbraio all'ospedale Monaldi, portando con sé interrogativi ancora oggi senza risposta definitiva.
L'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante ipotizza che i due sanitari abbiano commesso i reati di falso materiale e falso ideologico in concorso, in relazione alla compilazione della cartella clinica del bambino. Si tratta di un aspetto che va oltre la pura questione medica, suggerendo che potrebbe esserci stato un tentativo di alterare la documentazione riguardante l'intervento. I decreti di interdizione sono stati notificati dai Nas (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità) che hanno condotto le indagini secondo le direttive della procura partenopea.
Gli esami sui cuori e le responsabilità mediche
Proprio a ridosso della decisione del gip sulla sospensione, si è concluso presso l'istituto di medicina legale del Policlinico di Bari l'esame autoptico sui due cuori di Domenico – quello originale e quello trapiantato. Questo esame rappresenta parte di un incidente probatorio richiesto dalla procura di Napoli e disposto dallo stesso giudice Sorrentino, un passaggio fondamentale per chiarire le cause del decesso e le responsabilità mediche.
Durante l'incontro del 10 giugno, i periti hanno analizzato i vetrini dei preparati istologici isolati nell'incontro precedente di aprile. Presenti all'analisi, oltre ai periti nominati dal gip, c'erano quelli nominati dai medici del Monaldi che sono stati indagati per omicidio colposo, oltre al consulente di parte della famiglia Caliendo, il medico Luca Scognamiglio.
Le analisi hanno confermato quanto gli esperti sospettavano: la lesione necrotica del cuore trapiantato è ascrivibile al trasporto con ghiaccio secco. Questa è un'informazione cruciale che potrebbe spiegare perché l'organo risultava "bruciato" e dunque inutilizzabile per il trapianto. Come ha dichiarato il medico Scognamiglio, il consulente della famiglia, "appare chiaramente confermata la lesione necrotica del cuore che è ascrivibile al trasporto con ghiaccio secco".
I prossimi sviluppi e la ricerca della verità
I periti nominati dal gip chiederanno una proroga di 15 giorni o, più probabilmente, di 30 giorni per il deposito della relazione completa, con la conseguenza che le conclusioni definitive dovrebbero arrivare all'inizio di ottobre. Questo slittamento temporale, pur comprensibile dal punto di vista tecnico-scientifico, prolunga l'angoscia della famiglia Caliendo e mantiene l'intera vicenda sotto i riflettori dell'attenzione pubblica.
La sospensione dei medici rappresenta un segnale importante da parte della magistratura: la medicina, soprattutto in ambiti delicati come la cardiochirurgia pediatrica, deve essere sottoposta al massimo controllo e alla più rigorosa osservanza dei protocolli. Tuttavia, la vera sfida rimane quella di capire se si sia trattato di una serie di errori procedurali, di negligenza, o di qualcosa di più grave.
Il caso del piccolo Domenico continua dunque a rappresentare un interrogativo profondo sulla qualità della sanità italiana, sulla necessità di controlli più rigidi sulle procedure di trapianto, e sulla responsabilità medica. Mentre la magistratura prosegue le sue indagini e i periti completano le loro analisi, la comunità medica italiana rimane in attesa di verità e giustizia.
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Fonti: Questo articolo è stato redatto sulla base di informazioni provenienti da fonti giornalistiche nazionali e internazionali, tra cui ANSA, Corriere della Sera, Repubblica, Reuters e altre agenzie di stampa. I contenuti sono rielaborati e integrati dalla redazione di StampaNotizie.
L'autore
Chiara RussoGiornalista con oltre 10 anni di esperienza nella cronaca politica italiana. Segue da vicino Palazzo Chigi, le Camere e le dinamiche dei partiti. Specializzata in comunicazione istituzionale e società civile, con un occhio attento alle regioni del Sud Italia.
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