De Nora conquista BW Water: la grande scommessa sull'oro blu del futuro
L'acqua come asset strategico. Sempre più aziende nel mondo stanno ridisegnando le proprie traiettorie di crescita attorno a quella che molti analisti definiscono già "la commodity

L'acqua come asset strategico. Sempre più aziende nel mondo stanno ridisegnando le proprie traiettorie di crescita attorno a quella che molti analisti definiscono già "la commodity del XXI secolo". E De Nora, storica realtà italiana dell'elettrochimica con sede a Milano, ha deciso di accelerare con decisione su questo fronte, annunciando l'acquisizione di BW Water, operazione che il management stesso definisce "strategica e trasformativa" per il proprio business nel settore delle tecnologie idriche.
Una mossa che non sorprende chi segue da vicino l'evoluzione del gruppo fondato dalla famiglia De Nora nel 1923, ma che per dimensioni e ambizioni rappresenta un salto qualitativo di primaria importanza. In un momento in cui la crisi idrica globale non è più uno scenario da manuale ma una realtà concreta che interessa oltre due miliardi di persone, chi possiede tecnologie per il trattamento e la purificazione dell'acqua si trova in una posizione competitiva straordinariamente vantaggiosa.
Un'acquisizione che ridisegna la mappa del settore idrico globale
BW Water non è un nome qualsiasi nel panorama internazionale delle tecnologie per il trattamento delle acque. Nata come divisione specializzata all'interno del più ampio ecosistema BW Group — conglomerato singaporiano con radici nel settore marittimo e delle infrastrutture — la società ha sviluppato nel tempo un portafoglio tecnologico di assoluto rilievo, con soluzioni che spaziano dalla desalinizzazione al trattamento delle acque reflue, fino ai sistemi di recupero e riutilizzo delle acque industriali.
Per De Nora, già attiva nel segmento Water Technologies attraverso la propria divisione dedicata, l'integrazione di BW Water significa innanzitutto un'espansione geografica significativa. Il gruppo italiano rafforza la propria presenza in Asia-Pacifico, un mercato dove la domanda di infrastrutture idriche cresce a tassi ben superiori alla media globale. Secondo le stime del Global Water Intelligence, il mercato mondiale del trattamento idrico vale oggi circa 800 miliardi di dollari l'anno, con proiezioni di crescita del 6-7% annuo fino al 2030. L'Asia, da sola, rappresenta oltre il 40% di questa domanda.
L'operazione consente inoltre a De Nora di ampliare il proprio portafoglio tecnologico in aree complementari a quelle già presidiate. Se l'azienda milanese eccelle nelle tecnologie elettrochimiche — dagli elettrodi per cloro-soda alle soluzioni per la disinfezione dell'acqua — BW Water porta in dote competenze specifiche nella gestione di grandi impianti integrati, nella desalinizzazione a osmosi inversa e nei sistemi di zero liquid discharge, ovvero quei processi industriali che puntano a eliminare completamente gli scarichi liquidi.
Il contesto: perché l'acqua è diventata un affare da miliardi
Per comprendere la logica profonda di questa operazione, occorre allargare lo sguardo. La crisi idrica globale non è un'emergenza futura: è già in corso. L'Organizzazione delle Nazioni Unite stima che entro il 2025 — ormai dietro l'angolo — circa 1,8 miliardi di persone vivranno in aree con scarsità idrica assoluta. Il cambiamento climatico amplifica queste criticità, con siccità sempre più prolungate in aree precedentemente fertili e piogge irregolari che rendono imprevedibile l'approvvigionamento idrico.
In Europa la situazione non è meno preoccupante. Il Mediterraneo, secondo il rapporto dell'Agenzia Europea per l'Ambiente pubblicato nel 2023, è la regione del continente più esposta agli effetti della siccità strutturale. L'Italia, in particolare, ha vissuto negli ultimi due anni alcune delle siccità più gravi degli ultimi decenni, con il Po che ha toccato livelli storicamente bassi e intere aree del Sud alle prese con razionamenti idrici ricorrenti.
Sul fronte normativo, l'Unione Europea ha alzato il tiro con la revisione della Direttiva Acque Potabili e con la nuova regolamentazione sul riutilizzo delle acque reflue, che impone standard sempre più stringenti agli operatori industriali e ai gestori delle reti idriche. Questo crea un mercato captive di proporzioni enormi: le utility europee dovranno investire nei prossimi dieci anni centinaia di miliardi di euro per adeguare le proprie infrastrutture. Solo in Italia, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha destinato circa 4,4 miliardi di euro al ciclo idrico integrato, sebbene la velocità di spesa rimanga un tema critico.
De Nora e la visione di lungo periodo: l'acqua come pilastro della transizione
L'acquisizione di BW Water si inserisce in una strategia di lungo periodo che De Nora ha delineato con crescente chiarezza negli ultimi anni. Dopo la quotazione in Borsa avvenuta nel giugno 2022 — con una valorizzazione iniziale di circa 3,1 miliardi di euro che ha rappresentato una delle più significative IPO italiane del periodo — il gruppo ha imboccato con decisione la strada della crescita esterna, complementare allo sviluppo organico.
Il settore Water Technologies è già uno dei pilastri del business de Nora, affiancato alle divisioni dedicate alla produzione di cloro ed energie rinnovabili — in particolare l'idrogeno verde, dove il gruppo è tra i protagonisti mondiali grazie alle proprie tecnologie per gli elettrolizzatori. La sinergia tra questi ambiti non è casuale: acqua e idrogeno verde sono strettamente correlati, poiché la produzione di idrogeno tramite elettrolisi richiede acqua purissima e in grandi quantità. Potenziare le proprie capacità nel trattamento idrico significa dunque rafforzare anche la filiera dell'idrogeno.
Il Ceo Paolo Dellachà ha più volte ribadito come De Nora voglia posizionarsi come "abilitatore della transizione ecologica", un ruolo che richiede massa critica, capacità tecnologica e presenza globale. L'operazione BW Water risponde puntualmente a questi tre requisiti.
Sul fronte finanziario, l'integrazione richiederà un periodo di assestamento, con i tipici costi di transazione e armonizzazione dei sistemi. Tuttavia, il mercato ha accolto favorevolmente la notizia, interpretando l'acquisizione come un segnale di solidità strategica e di capacità di execution del management.
Le prospettive: un campione europeo dell'acqua è possibile?
La domanda che molti si pongono ora è se De Nora abbia le carte in regola per diventare un vero campione europeo — se non globale — delle tecnologie idriche. I competitor sono agguerriti: Veolia e Suez da un lato, Xylem e Evoqua dall'altro, oltre ai grandi player asiatici che avanzano con aggressività sui mercati emergenti.
De Nora ha dalla sua un'identità tecnologica precisa e riconosciuta, una storia centenaria di innovazione e una quotazione in Borsa che le garantisce accesso ai mercati dei capitali. L'acquisizione di BW Water non è il punto di arrivo, ma probabilmente l'inizio di un percorso di consolidamento che potrebbe includere ulteriori operazioni nei prossimi anni.
In un mondo in cui l'acqua scarseggia e la sua gestione efficiente diventa sempre più un imperativo economico prima ancora che ambientale, investire nelle tecnologie idriche non è solo una scelta etica. È, semplicemente, buon senso imprenditoriale. De Nora sembra averlo capito prima di molti altri.
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L'autore
Marco FerrettiGiornalista economico con oltre 12 anni di esperienza nel seguire i mercati finanziari italiani ed europei. Specializzato nell'analisi delle politiche della BCE, dei tassi di interesse e delle tendenze macroeconomiche.
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