9 milioni di euro per il futuro: l'UE punta sul quantum computing a Barcellona
L'Europa accelera nella corsa globale al calcolo quantistico. Con quasi 10 milioni di euro di investimento congiunto tra Spagna e Unione Europea, Barcellona diventa uno dei nodi pi

L'Europa accelera nella corsa globale al calcolo quantistico. Con quasi 10 milioni di euro di investimento congiunto tra Spagna e Unione Europea, Barcellona diventa uno dei nodi più avanzati del continente nella computazione di nuova generazione. L'inaugurazione del nuovo sistema ibrido presso il Barcelona Supercomputing Center – Centro Nacional de Supercomputación (BSC-CNS) non è soltanto un evento scientifico di rilievo: è un segnale politico ed economico preciso, che racconta dove l'Europa vuole posizionarsi nella competizione tecnologica del XXI secolo, sfidando il dominio statunitense e cinese in uno dei settori più strategici dei prossimi decenni.
Il momento è tutt'altro che casuale. Mentre gli Stati Uniti investono miliardi attraverso programmi federali e colossi come IBM, Google e Microsoft, e la Cina avanza a passi da gigante con investimenti pubblici stimati in oltre 15 miliardi di dollari nei prossimi anni, l'Unione Europea si trova a dover colmare un gap significativo. La risposta di Bruxelles si chiama EuroHPC Joint Undertaking, l'iniziativa comunitaria che punta a costruire un'infrastruttura di supercalcolo distribuita su tutto il territorio europeo, di cui questa installazione barcellonese rappresenta uno dei tasselli più sofisticati mai realizzati fino ad oggi.
Un computer che pensa in due lingue: classica e quantistica
Ciò che rende questo sistema davvero unico nel panorama europeo è la sua architettura ibrida. A differenza dei computer quantistici "puri", che ancora presentano limitazioni significative in termini di stabilità e scalabilità, il nuovo sistema installato al BSC-CNS è progettato per combinare in modo sinergico il calcolo classico tradizionale con due approcci distinti del computing quantistico: quello digitale e quello analogico.
Il calcolo quantistico digitale sfrutta i qubit per eseguire operazioni logiche analoghe a quelle dei bit classici, ma con la capacità di sfruttare sovrapposizione e interferenza quantistica per risolvere problemi di complessità esponenziale. Il calcolo quantistico analogico, invece, simula direttamente i sistemi fisici quantistici, risultando particolarmente efficace per ottimizzazioni complesse, simulazioni molecolari e problemi di apprendimento automatico. La fusione delle due architetture con il calcolo classico crea un sistema di potenza computazionale inedita, capace di affrontare categorie di problemi che nessuna singola tecnologia sarebbe oggi in grado di risolvere autonomamente.
Secondo le stime degli esperti del settore, i sistemi ibridi classico-quantistici di questo tipo potrebbero offrire vantaggi computazionali concreti già nel medio termine, ben prima che i computer quantistici universali raggiungano la cosiddetta "supremazia quantistica" su larga scala. Si tratta, in altre parole, di un approccio pragmatico e industrialmente rilevante, non di un semplice esercizio accademico.
I numeri dell'investimento e la strategia europea
L'investimento complessivo di circa 9,7 milioni di euro è stato finanziato in parte dall'EuroHPC Joint Undertaking, il partenariato pubblico-privato lanciato dall'UE nel 2018 con una dotazione iniziale di oltre 1 miliardo di euro, e in parte dalle autorità spagnole, che hanno da tempo individuato nel BSC-CNS un asset strategico di primo piano. Il centro catalano ospita già MareNostrum 5, uno dei supercomputer più potenti d'Europa con una capacità di picco di oltre 314 petaflop, classificato tra i primi 15 sistemi al mondo secondo la TOP500 list.
L'integrazione di un modulo quantistico ibrido all'interno di un'infrastruttura già così avanzata non è banale. Significa che i ricercatori potranno accedere a un ecosistema computazionale completo, passando fluidamente tra paradigmi diversi a seconda della natura del problema da risolvere. Questo approccio "best of both worlds" è esattamente quello che molte industrie ad alta intensità di calcolo — dalla farmaceutica alla finanza, dalla logistica all'energia — stanno cercando per affrontare sfide operative sempre più complesse.
L'EuroHPC ha già stanziato risorse per sei siti quantistici europei nell'ambito del suo programma dedicato, con un investimento totale superiore a 100 milioni di euro. Barcellona si affianca così a centri in Germania, Francia, Polonia, Repubblica Ceca e altri Paesi membri, costruendo una rete distribuita che dovrebbe garantire all'Europa una sovranità digitale concreta in questo dominio tecnologico critico.
Cosa significa tutto questo per l'Italia e per le imprese europee
L'Italia non è estranea a questo scenario. Il nostro Paese partecipa attivamente all'EuroHPC attraverso il CINECA, il consorzio interuniversitario con sede a Bologna che gestisce Leonardo, attualmente tra i cinque supercomputer più potenti al mondo con oltre 250 petaflop di capacità. Leonardo è stato il primo sistema europeo a superare la soglia dei 100 petaflop e rappresenta oggi un punto di riferimento per la ricerca scientifica e industriale italiana e continentale.
La domanda che le imprese italiane dovrebbero porsi è concreta: come sfruttare queste infrastrutture? Il quantum computing non è più fantascienza o speculazione da laboratorio. Settori come il farmaceutico — con Pfizer, AstraZeneca e le stesse aziende italiane che già sperimentano algoritmi quantistici per la scoperta di farmaci — la gestione del rischio finanziario, l'ottimizzazione delle catene di approvvigionamento e la crittografia sono già oggi aree dove il vantaggio competitivo si misurerà in anni, non in decenni.
Secondo un rapporto di McKinsey Global Institute del 2023, il valore economico potenziale generato dal quantum computing potrebbe raggiungere tra i 450 e i 850 miliardi di dollari entro il 2040, con i settori farmaceutico, chimico, automobilistico e finanziario tra i principali beneficiari. Le imprese che inizieranno a sviluppare competenze interne oggi avranno un vantaggio strutturale difficilmente colmabile.
Le sfide aperte e il cammino ancora lungo
Sarebbe però ingenuo dipingere questo scenario privo di ostacoli. Il quantum computing rimane una tecnologia in fase di maturazione, soggetta a problematiche tecniche non banali: la decoerenza dei qubit, la necessità di temperature operative prossime allo zero assoluto (-273 gradi Celsius), i tassi di errore ancora elevati rispetto ai sistemi classici. La correzione degli errori quantistici è oggi uno dei problemi più attivi nell'intera comunità di ricerca globale.
Proprio per questo, il modello ibrido adottato a Barcellona appare oggi come la risposta più matura: non pretende di sostituire il calcolo classico, ma di integrarlo in modo intelligente, sfruttando i punti di forza di ciascun paradigma. È un approccio che rispecchia la filosofia europea di costruzione incrementale e prudente delle infrastrutture tecnologiche, in contrasto con la corsa più aggressiva — e spesso più rischiosa — che caratterizza l'ecosistema americano.
L'inaugurazione di Barcellona è dunque molto più di un taglio del nastro. È la conferma che l'Europa ha scelto di competere, con una strategia chiara, risorse concrete e una visione di lungo periodo. Per l'economia del continente, e per quella italiana in particolare, il messaggio è altrettanto chiaro: il futuro del vantaggio competitivo si costruisce adesso, nei laboratori e nelle infrastrutture di calcolo avanzato. Chi arriva tardi, in questo gioco, rischia di non recuperare più.
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L'autore
Marco FerrettiGiornalista economico con oltre 12 anni di esperienza nel seguire i mercati finanziari italiani ed europei. Specializzato nell'analisi delle politiche della BCE, dei tassi di interesse e delle tendenze macroeconomiche.
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