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Hormuz spaventa le Borse: Europa giù, l'Asia vola sull'onda AI

Il venerdì nero delle piazze europee racconta una storia che si ripete con inquietante regolarità: quando la geopolitica si insinua nelle rotte commerciali globali, i mercati del V

Riccardo Esposito
6 min di lettura
Hormuz spaventa le Borse: Europa giù, l'Asia vola sull'onda AI
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Il venerdì nero delle piazze europee racconta una storia che si ripete con inquietante regolarità: quando la geopolitica si insinua nelle rotte commerciali globali, i mercati del Vecchio Continente pagano il prezzo più alto. E questa volta l'epicentro della tensione è lo Stretto di Hormuz, quel corridoio di appena 33 chilometri di larghezza attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Le aspettative di un accordo diplomatico che avrebbe dovuto riaprire — o quantomeno stabilizzare — il traffico nello stretto si sono dissolte nel nulla, lasciando gli investitori europei a fare i conti con un'incertezza che il mercato detesta più di qualsiasi altra cosa.

La giornata si è aperta con i futures già in territorio negativo, segnale che i trading desk di Londra, Francoforte e Milano avevano già elaborato la notizia nelle ore notturne. E quando i mercati hanno aperto, il copione si è rivelato peggiore del previsto.

Il peso di Hormuz sulle spalle dell'Europa

L'Europa, a differenza degli Stati Uniti, non gode del privilegio dell'autosufficienza energetica. Dipende in misura significativa dalle importazioni di idrocarburi che transitano proprio attraverso Hormuz, e ogni fibrillazione in quella zona del Golfo Persico si traduce quasi automaticamente in pressioni sui prezzi dell'energia e sulle aspettative inflattive. È un meccanismo di trasmissione brutale e immediato.

Nella seduta odierna, il FTSE MIB di Milano ha ceduto circa l'1,3%, portandosi su livelli che non si vedevano da alcune settimane. Peggio ha fatto il DAX di Francoforte, tradizionalmente più sensibile alle dinamiche del commercio internazionale data la natura profondamente export-oriented dell'economia tedesca: il listino tedesco ha lasciato sul terreno quasi l'1,6%, penalizzato in particolare dai titoli del settore automobilistico e chimico. Il CAC 40 parigino ha registrato un calo nell'ordine dell'1,2%, mentre l'indice paneuropeo Stoxx 600 ha archiviato la seduta con un rosso di circa l'1,4%.

Il prezzo del petrolio Brent ha reagito con un rialzo superiore al 2%, avvicinandosi alla soglia dei 90 dollari al barile — un livello psicologicamente rilevante che riporta le lancette indietro a scenari che i mercati speravano di essersi lasciati alle spalle. Il gas naturale europeo, il TTF olandese che funge da benchmark continentale, ha registrato un'impennata ancora più marcata in termini percentuali, ricordando a tutti quanto sia ancora fragile l'architettura energetica europea costruita in fretta e furia dopo il 2022.

A soffrire maggiormente sono stati i settori più energivori: le compagnie aeree hanno perso mediamente tra il 2% e il 3%, con Lufthansa e Air France-KLM in testa alle perdite. Le aziende chimiche e quelle del comparto manifatturiero pesante hanno subito pressioni analoghe. In controtendenza, come prevedibile, i titoli energetici: ENI a Milano, Shell a Londra e TotalEnergies a Parigi hanno guadagnato terreno, capitalizzando il rialzo delle quotazioni petrolifere.

L'Asia guarda altrove: l'intelligenza artificiale fa volare i listini

Mentre l'Europa annaspava, dall'altra parte del globo si consumava uno scenario completamente diverso. I mercati asiatici hanno chiuso la loro sessione in deciso rialzo, trainati da un entusiasmo che ha poco a che fare con la geopolitica mediorientale e molto, invece, con la rivoluzione dell'intelligenza artificiale.

Tokyo ha segnato un progresso del 2,1%, con i titoli tecnologici protagonisti assoluti. Il Nikkei 225 ha beneficiato di una serie di annunci legati agli investimenti nel settore AI da parte di colossi nipponici come SoftBank, che ha confermato piani di espansione nel comparto dei data center e dei chip per intelligenza artificiale per decine di miliardi di dollari nei prossimi anni. Seoul ha fatto ancora meglio, con il Kospi in rialzo del 2,4%: Samsung Electronics e SK Hynix, entrambe produttrici di memorie DRAM ad alte prestazioni fondamentali per i sistemi AI, hanno registrato guadagni superiori al 3%.

Hong Kong e Shanghai hanno invece mostrato movimenti più contenuti, con gli investitori cinesi ancora alle prese con le incertezze legate alla ripresa economica interna e alle tensioni commerciali con Washington. Tuttavia, anche qui il settore tecnologico ha sovraperformato il mercato generale, a dimostrazione di come la narrativa dell'AI stia diventando un tema di investimento davvero globale.

Il contrasto con l'Europa è stridente e merita una riflessione. Mentre il Vecchio Continente rimane esposto alle vulnerabilità geopolitiche di una dipendenza energetica non ancora risolta, l'Asia — e in particolare il cluster tecnologico di Corea del Sud, Giappone e Taiwan — sta costruendo posizioni di forza in uno dei settori più promettenti del prossimo decennio. È un divario che preoccupa non poco gli strategist europei.

Le prospettive e cosa osservare nelle prossime settimane

La domanda che si pongono gli analisti è se quella di oggi sia una correzione fisiologica destinata a rientrare rapidamente, o se invece rappresenti l'inizio di una fase più prolungata di volatilità. I segnali suggeriscono prudenza.

Sul fronte di Hormuz, i negoziati diplomatici sembrano in una fase di stallo. Le posizioni delle parti — con l'Iran che continua a utilizzare lo stretto come leva negoziale nella partita più ampia sul programma nucleare e sulle sanzioni — appaiono distanti. Ogni settimana che passa senza una soluzione alimenta l'incertezza sui mercati energetici, e l'Europa è la regione del mondo che più ne soffre.

Sul piano macroeconomico, il contesto rimane complesso. La BCE ha completato il suo ciclo di rialzi, ma i tassi restano su livelli storicamente elevati. Le aspettative di taglio, che solo qualche mese fa sembravano imminenti, si sono spostate in avanti nel tempo proprio a causa delle pressioni inflattive che tensioni come quella odierna possono riaccendere. Un petrolio strutturalmente sopra gli 85-90 dollari al barile renderebbe molto più difficile per Christine Lagarde e il suo board giustificare una politica monetaria più accomodante.

Per gli investitori italiani, la situazione merita attenzione particolare. Il nostro Paese sconta una doppia sensibilità: da un lato quella comune a tutta l'Europa sulla dipendenza energetica, dall'altro una fragilità specifica legata al debito pubblico elevato, che rende i BTP particolarmente esposti a qualsiasi fiammata inflattiva. Oggi lo spread BTP-Bund si è allargato di circa 8 punti base, chiudendo sopra quota 145 — un movimento non drammatico ma da monitorare con attenzione.

Guardando avanti, i prossimi catalizzatori saranno i dati sull'inflazione americana di metà mese, gli aggiornamenti sulle trattative diplomatiche nel Golfo e la stagione delle trimestrali europee che entrerà nel vivo nelle prossime settimane. In questo scenario, la parola d'ordine per i portafogli è diversificazione: geografica, settoriale e valutaria. L'entusiasmo asiatico per l'AI ricorda che, anche in giornate difficili come questa, i mercati continuano a guardare avanti, alla ricerca di storie di crescita capaci di sopravvivere alle turbolenze della geopolitica.

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Fonti: Questo articolo è stato redatto sulla base di informazioni provenienti da fonti giornalistiche nazionali e internazionali, tra cui ANSA, Corriere della Sera, Repubblica, Reuters e altre agenzie di stampa. I contenuti sono rielaborati e integrati dalla redazione di StampaNotizie.

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L'autore

Riccardo Esposito

Analista finanziario con focus su Piazza Affari e i principali indici europei. Segue l'andamento delle materie prime, del forex e le strategie di investimento per il risparmiatore italiano. Collaboratore di testate specializzate nel settore bancario.

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