Bernie Sanders vuole il 50% di OpenAI, Anthropic e SpaceX per tutti
Il senatore socialista torna a scuotere Wall Street con una proposta rivoluzionaria: redistribuire la metà delle tre IPO più grandi della storia americana direttamente ai cittadini

Il senatore socialista torna a scuotere Wall Street con una proposta rivoluzionaria: redistribuire la metà delle tre IPO più grandi della storia americana direttamente ai cittadini. In gioco ci sono quasi 3.000 miliardi di dollari. E l'America non è mai stata così divisa su cosa farne.
La proposta che ha sconvolto Wall Street
Immaginate di possedere una quota, per quanto piccola, di OpenAI, Anthropic o SpaceX. Non come investitore istituzionale, non come venture capitalist con miliardi da investire, ma semplicemente in quanto cittadino americano. È questa l'idea — ambiziosa, dirompente, politicamente esplosiva — che Bernie Sanders, senatore del Vermont e storica voce della sinistra progressista statunitense, ha lanciato nelle scorse ore, accendendo un dibattito destinato a durare mesi.
La proposta è semplice nella sua formulazione, radicale nelle sue implicazioni: riservare il 50% delle quote azionarie delle tre IPO più importanti mai realizzate nella storia dei mercati finanziari americani — quelle di OpenAI, Anthropic e SpaceX — a un fondo pubblico che distribuirebbe i proventi all'intera popolazione statunitense. Un meccanismo simile, per certi versi, al Permanent Fund dell'Alaska, che ogni anno distribuisce ai residenti dello Stato una quota dei proventi petroliferi, o ai modelli teorizzati da economisti come Thomas Piketty nel suo lavoro sulla disuguaglianza patrimoniale.
Le cifre in ballo sono vertiginose. Le valutazioni attuali delle tre società, sommate tra loro, sfiorano i 3.000 miliardi di dollari: OpenAI è valutata attorno ai 300 miliardi di dollari dopo l'ultimo round di finanziamento; SpaceX ha superato i 350 miliardi; Anthropic, la startup fondata dagli ex ricercatori di OpenAI, viaggia su valutazioni intorno ai 60 miliardi ma in rapida crescita. Se si aggiungono le proiezioni al momento delle quotazioni in borsa — previste in un arco temporale tra il 2025 e il 2027 — le cifre potrebbero facilmente raddoppiare.
Perché Sanders ha scelto proprio queste tre aziende
La scelta di OpenAI, Anthropic e SpaceX non è casuale. Queste tre realtà incarnano perfettamente la traiettoria del capitalismo tecnologico americano del XXI secolo: nate da finanziamenti pubblici o para-pubblici, cresciute grazie a contratti governativi e incentivi fiscali, oggi valorizzate in modo astronomico da mercati privati accessibili soltanto a pochi eletti.
OpenAI, in particolare, ha ricevuto miliardi di dollari in finanziamenti da Microsoft e da investitori istituzionali, ma la sua ricerca si basa su decenni di lavoro accademico pubblico sull'intelligenza artificiale, spesso finanziato da fondi federali. SpaceX, l'azienda di Elon Musk, deve la sua stessa sopravvivenza ai contratti miliardari con la NASA e con il Pentagono. Anthropic, fondata da Dario Amodei e altri ex ricercatori di OpenAI, ha ottenuto investimenti massicci da Amazon e Google, ma opera in un settore — quello dell'AI sicura — che ha ricevuto ingenti finanziamenti pubblici attraverso agenzie come DARPA e NSF.
L'argomento di Sanders è dunque strutturale: se la ricchezza generata da queste aziende è il frutto anche del contributo collettivo dei cittadini americani — attraverso le tasse, le università pubbliche, i contratti governativi — allora è giusto che i cittadini partecipino ai frutti di quella ricchezza. "L'intelligenza artificiale non è stata inventata da qualche genio solitario nella sua garage", ha dichiarato il senatore. "È il risultato di decenni di ricerca pubblica. I profitti non possono andare soltanto al top 1%."
Un'idea utopistica o un modello possibile?
La reazione dei mercati e degli ambienti finanziari è stata, com'era prevedibile, gelida. Gli analisti di Wall Street hanno rapidamente sottolineato le difficoltà tecniche e giuridiche di una simile proposta: chi gestirebbe il fondo? Come verrebbero distribuiti i proventi? Quali sarebbero le implicazioni fiscali? E, soprattutto, chi sarebbe disposto a quotarsi in borsa sapendo di dover cedere metà della propria azienda a un ente pubblico?
Eppure, al di là delle obiezioni pratiche, la proposta di Sanders intercetta un malessere reale e crescente. Secondo un recente sondaggio del Pew Research Center, oltre il 60% degli americani ritiene che l'intelligenza artificiale andrà a vantaggio principalmente dei ricchi e delle grandi corporations, mentre solo il 13% crede che beneficerà equamente la società. In un contesto in cui la disuguaglianza patrimoniale ha raggiunto livelli storici — l'1% più ricco della popolazione americana detiene oggi circa il 32% della ricchezza totale del Paese, secondo i dati della Federal Reserve — la domanda su chi debba beneficiare della prossima ondata tecnologica è tutt'altro che retorica.
Sul fronte accademico, economisti come Mariana Mazzucato, autrice de "Lo Stato innovatore", sostengono da anni che i governi dovrebbero partecipare ai ritorni economici delle innovazioni che hanno co-finanziato. Una posizione che si avvicina, almeno nello spirito, a quella di Sanders.
Il caso europeo e le implicazioni per l'Italia
Il dibattito americano non riguarda soltanto gli Stati Uniti. In Europa, e in Italia in particolare, il tema della partecipazione pubblica ai proventi dell'innovazione tecnologica è diventato urgente. L'Unione Europea sta cercando di costruire propri campioni nell'intelligenza artificiale — con investimenti previsti di 20 miliardi di euro nel settore AI entro il 2030 — ma la distanza con gli Stati Uniti e la Cina rimane abissale.
In Italia, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato risorse significative alla digitalizzazione e alla ricerca, ma la questione di come i cittadini possano partecipare concretamente ai frutti di queste innovazioni resta aperta. Alcuni economisti italiani, tra cui Luigi Zingales dell'Università di Chicago (di origini italiane), hanno proposto modelli alternativi di partecipazione azionaria diffusa che potrebbero ispirare politiche pubbliche future.
Cosa succederà davvero
Essere realisti è d'obbligo: la proposta di Sanders, nella sua forma attuale, ha pochissime probabilità di tradursi in legge nell'immediato, soprattutto in un Congresso dominato da logiche di mercato. Ma la sua funzione politica va ben oltre l'approvazione parlamentare. Serve a spostare il dibattito, a porre domande scomode, a costringere i protagonisti della rivoluzione tecnologica a giustificare pubblicamente le loro scelte distributive.
Le tre IPO di OpenAI, Anthropic e SpaceX saranno tra gli eventi finanziari più significativi del decennio. Chi possiederà quelle azioni — e in che proporzioni — dirà molto su che tipo di società vogliamo costruire nell'era dell'intelligenza artificiale. Sanders ha avuto il merito, o il coraggio, di porre la domanda ad alta voce. La risposta, per ora, resta sospesa nell'aria sopra Wall Street.
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Fonti: Questo articolo è stato redatto sulla base di informazioni provenienti da fonti giornalistiche nazionali e internazionali, tra cui ANSA, Corriere della Sera, Repubblica, Reuters e altre agenzie di stampa. I contenuti sono rielaborati e integrati dalla redazione di StampaNotizie.
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L'autore
Marco FerrettiGiornalista economico con oltre 12 anni di esperienza nel seguire i mercati finanziari italiani ed europei. Specializzato nell'analisi delle politiche della BCE, dei tassi di interesse e delle tendenze macroeconomiche.
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