Morbillo devastante in Bangladesh: migliaia di bambini contagiati, scatta l'emergenza
Un'ondata silenziosa ma letale sta colpendo il Bangladesh. L'epidemia di morbillo che ha travolto il Paese dell'Asia meridionale nelle ultime settimane ha già registrato oltre 8.00

Un'ondata silenziosa ma letale sta colpendo il Bangladesh. L'epidemia di morbillo che ha travolto il Paese dell'Asia meridionale nelle ultime settimane ha già registrato oltre 8.000 casi confermati, mentre le infezioni sospette sfiorano quota 60.000. Vittime principali di questa crisi sanitaria sono i bambini, i soggetti più vulnerabili a una malattia che il mondo scientifico considerava ampiamente controllabile grazie ai moderni programmi di vaccinazione. Le autorità sanitarie bangladesi, con il supporto di organizzazioni internazionali come l'UNICEF e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno dichiarato lo stato di emergenza epidemiologica e avviato una campagna straordinaria di immunizzazione su scala nazionale.
Un'epidemia che non dovrebbe esistere
Il morbillo è una delle malattie più contagiose al mondo, capace di diffondersi attraverso l'aria con una velocità impressionante: una singola persona infetta può contagiarne fino a quindici. Eppure, paradossalmente, si tratta di una patologia quasi completamente prevenibile grazie a un vaccino sicuro, efficace e disponibile da decenni. Il fatto che nel 2024 si verifichi un'epidemia di queste proporzioni in Bangladesh racconta una storia fatta di disuguaglianze, interruzioni nelle catene di approvvigionamento dei vaccini, e fragilità strutturali dei sistemi sanitari nei Paesi in via di sviluppo.
Le regioni più colpite sono quelle densamente popolate, dove le condizioni igienico-sanitarie precarie favoriscono la trasmissione del virus. I campi profughi che ospitano la comunità Rohingya, già provata da anni di persecuzione e sfollamento forzato, risultano tra le aree a più alto rischio. In questi contesti, la copertura vaccinale era già drammaticamente bassa ancor prima dell'emergenza attuale, complice la difficoltà logistica nel raggiungere le popolazioni più marginali, la sfiducia nei confronti delle istituzioni sanitarie e le interruzioni dei programmi di immunizzazione causate dalla pandemia di Covid-19.
I sintomi del morbillo — febbre alta, eruzione cutanea caratteristica, tosse e congiuntivite — possono evolvere in complicanze gravi come polmonite, encefalite e cecità permanente. Nei Paesi con sistemi sanitari fragili, la mortalità infantile legata al morbillo rimane significativa. Le autorità bangladesi non hanno ancora reso noti i dati ufficiali sui decessi, ma fonti locali parlano di diversi bambini morti nelle ultime settimane, soprattutto nelle aree rurali dove l'accesso alle cure ospedaliere è limitato.
La risposta delle autorità e la campagna vaccinale d'emergenza
Di fronte alla portata dell'epidemia, il governo del Bangladesh ha mobilitato migliaia di operatori sanitari per raggiungere le comunità più remote. La campagna vaccinale d'emergenza punta a immunizzare prioritariamente i bambini tra i sei mesi e i cinque anni d'età, la fascia demografica più esposta alle forme gravi della malattia. Squadre mobili di vaccinatori si stanno spostando di villaggio in villaggio, spesso affrontando strade impraticabili e barriere linguistiche che complicano ulteriormente un lavoro già estenuante.
L'UNICEF ha inviato milioni di dosi vaccinali in supporto all'iniziativa governativa, mentre l'OMS sta fornendo assistenza tecnica per il monitoraggio epidemiologico e la gestione dei focolai. Sul campo, tuttavia, gli operatori sanitari segnalano carenze di personale qualificato, difficoltà nel mantenere la catena del freddo per i vaccini — un requisito fondamentale per preservarne l'efficacia — e resistenze culturali in alcune comunità locali.
Un aspetto particolarmente preoccupante riguarda l'effetto di lungo periodo della pandemia di Covid-19 sulle coperture vaccinali globali. Secondo i dati OMS e UNICEF, tra il 2019 e il 2021 circa 25 milioni di bambini nel mondo hanno mancato le vaccinazioni di routine, accumulando un "debito immunitario" che oggi si traduce in focolai di malattie prevenibili. Il Bangladesh è solo l'esempio più visibile di una tendenza globale allarmante che coinvolge decine di Paesi.
Implicazioni per l'Europa e l'Italia
La crisi bangladese non è un fenomeno lontano dall'Europa. In un mondo interconnesso dove milioni di persone si spostano ogni anno attraverso frontiere e continenti, le epidemie non conoscono confini geografici. L'Italia, in quanto Paese di approdo di significativi flussi migratori provenienti dall'Asia meridionale, deve mantenere alta la guardia.
Nel nostro Paese, la copertura vaccinale contro il morbillo ha registrato un miglioramento significativo dopo l'introduzione dell'obbligo vaccinale nel 2017, che ha portato la percentuale di bambini immunizzati a superare la soglia del 95% necessaria per garantire l'immunità di gregge. Tuttavia, alcune regioni e alcune comunità — incluse quelle di recente immigrazione — mostrano ancora tassi di vaccinazione al di sotto della media nazionale, creando sacche di vulnerabilità che potrebbero diventare punti di ingresso per future epidemie.
L'Istituto Superiore di Sanità monitora costantemente la situazione epidemiologica nazionale, ma gli esperti avvertono che la guardia non va abbassata. La lezione del Bangladesh dovrebbe spingere i governi europei a investire ulteriormente nei programmi di vaccinazione globale: non solo per ragioni umanitarie, ma anche per interesse sanitario collettivo. Prevenire un'epidemia in un Paese lontano significa anche proteggere le proprie popolazioni.
Sul piano internazionale, l'episodio bangladese conferma la necessità di rafforzare i sistemi sanitari nei Paesi a basso reddito, garantire l'accesso equo ai vaccini e non permettere che la memoria delle malattie prevenibili si affievolisca. Il morbillo uccide ancora nel 2024: è un fallimento collettivo che appartiene all'intera umanità, non solo a chi vive ai margini del sistema globale.
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L'autore
Laura ContiCorrispondente estera di StampaNotizie. Specializzata in geopolitica e relazioni internazionali. Con base a Bruxelles.
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